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FeCr2O4  •  Cromite

 


La cromite è costituita da un ossido di ferro e di cromo e, quando è pura, contiene quest'ultimo metallo in quantità pari al 46,6%, in essa, però, sono quasi sempre presenti anche percentuali variabili di magnesio e alluminio. Il minerale si cristallizza nel sistema cubico, ma i suoi cristalli, appariscenti, normalmente ottaedrici, piccoli, neri e opachi, sono veramente rari. Infatti, nella maggior parte dei casi si trova in forma massiva granulare oppure compatta. La sua lucentezza è submetallica, mentre la polvere è bruna. Manca di sfaldatura, è piuttosto fragile, dura e pesante.


Caratteri diagnostici

La polvere di colore bruno e il fatto che la cromite solo qualche volta si mostra debolmente magnetica, consente di distinguerla dalla magnetite, la cui polvere è invece nera e viene sempre facilmente attratta da un magnete.

Origine

È un minerale caratteristico di alcune rocce magmatiche intrusive ricche di olivina, quali le peridotiti e le duniti, da cui si è separata durante le prime fasi della cristallizzazione del magma, per questo fenomeno noto come "segregazione magmatica". Si può rinvenire anche nelle rocce serpentinose che hanno avuto origine dalla trasformazione di rocce magmatiche. Infine, in seguito al disfacimento delle rocce che la contengono, la cromite si può inoltre accumulare in giacimenti di tipo alluvionale detti placers.

Giacimenti

In Italia il minerale è stato scoperto in varie località, anche se in piccole concentrazioni non utilizzabili in campo industriale: tra queste, il Monte Gridone, in Val Vigezzo (Verbania), Francia, nell'Alta Val Malenco (Sondrio) e Ziona, nei pressi di Carro (La Spezia). Importanti giacimenti, attivamente sfruttati, si trovano in Turchia, nella Repubblica Sudafricana, nello Zimbabwe e nelle Filippine. La cromite, infine, viene estratta in Macedonia e in Albania, nella zona di Kukës.

Usi

La cromite è il principale minerale da cui si ricava il cromo: insostituibile soprattutto nella preparazione di certi acciai inossidabili e di speciali leghe metalliche, esso trova largo impiego anche nel trattamento del metalli, che assumono così il caratteristico aspetto lucido, brillante e inalterabile.

Provenienza

Locana





 

Sistema

cubico

Durezza

5,5

Densità

4,5-4,8

Sfaldatura

assente

Frattura

irregolare, concoide

Colore

nero

Colore della polvere

bruno

Lucentezza

submetallica





 
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Au  •  Oro Nativo

 

I suoi cristalli sono sempre molto rari e piccoli, di forma cubica, ottaedrica o rombododecaedrica, talvolta insolitamente allungati. Normalmente si presenta sotto forma di lamine, masse irregolari compatte o spugnose e aggregati granulari. Allo stato nativo non è quasi mai puro ma forma leghe con altri metalli.

Caratteri diagnostici

L'oro si distingue dalla pirite e dalla calcopirite, di colore simile, perché, essendo molto malleabile, si schiaccia e si piega con facilità e non si frantuma, pestandolo si distingue dalle pagliuzze di mica che si trovano comunemente nelle sabbie e hanno riflessi dorati perché queste si sfaldano con facilita e sono leggerissime. É insolubile negli acidi, tranne che in acqua regia (miscela di acidi nitrico e cloridrico).

Origine

L'oro si trova sia in giacimenti primari costituiti da filoni idrotermali quarzosi di alta temperatura, accompagnato prevalentemente da pirite e arsenopirite, sia, soprattutto, in giacimenti secondari, dove si forma per disgregazione dei giacimenti primari o alterazione di minerali auriferi. In queste condizioni solitamente si accumula sotto forma di polvere, pagliuzze o masserelle arrotondate o irregolari (pepite).

Giacimenti e usi

I più celebri giacimenti sono quelli californiani che, dopo la loro scoperta (1848), determinarono la "corsa all'oro" in Australia, dove vennero rinvenute alcune singole pepite del peso di alcune decine di chili, e nel Klondike, al confine fra Canada e Alaska. In Italia è presente in piccolissime quantità sia in giacimenti primari sia secondari. Tra i primi ricordiamo quello di Pestarena in Valle Anzasca (Verbania), di Brusson (Aosta), e della zona di Ovada (Alessandria). Tra i secondi le sabbie dei fiumi Sesia, Elvo e Ticino Oltre agli impieghi in gioielleria e nella monetazione l'oro è utilizzato nell'industria, in medicina sotto forma di sale in odontotecnica.

Provenienza

Locana





 

Sistema

cubico

Durezza

2,5 - 3

Densità

15,5-19,3

Sfaldatura

assente

Frattura

uncinata

Colore

da giallo oro a giallo ottone

Colore della polvere

giallo

Lucentezza

metallica





 
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CaTiOSiO4  •  Titanite

 

I cristalli sono prismatici tozzi, frequentemente appiattiti, con sezione a forma di rombo a spigoli molto acuti, oppure geminati per contatto o per compenetrazione. Pesante e piuttosto tenera, la titanite presenta una buona sfaldatura secondo le facce del prisma, oltre a una pseudo sfaldatura caratteristica degli individui geminati ripetutamente per contatto. I cristalli, traslucidi o trasparenti, hanno lucentezza da adamantina a resinosa e colori variabili dal giallo al bruno, al verde o, più raramente, rosa o blu.

Caratteri diagnostici

La titanite in cristalli trasparenti mostra un discreto pleocroismo: nei campioni giallo-verdastri, molto apprezzati in gemmologia, è possibile osservare, in tre direzioni ortogonali, un colore giallo molto pallido, un verde-giallastro e un giallo-bruno.

Origine

Comune come accessorio in rocce ignee, il minerale si trova, in cristalli di discrete dimensioni, in vene idrotermali all'interno di fessure nelle rocce gneissiche, in quelle anfibolitiche e nelle granatiti, oppure, come prodotto del metamorfismo di contatto, si rinviene in rocce carbonatico-silicatiche. In alcune località la titanite è stata scoperta anche come minerale detritico di probabile genesi secondaria.

Giacimenti e usi

Campioni utilizzabili in ambito gemmologico provengono dal Madagascar, dal Canada, dagli Stati Uniti e dal Brasile La rarissima e apprezzatissima varietà verde brillante, cromifera, è invece Originaria del Messico (Bassa California). In Europa questo minerale si trova principalmente nel Tirolo austriaco, nonché nelle zone del San Gottardo e dei Grigioni, in Svizzera. In Italia la titanite è nota in alcune località, tra le quali ricordiamo la Valle della Gava (Genova), la Val d'Ala (Tonno), l'Ossola (Verbania) e la Val Malenco (Sondrio).

Provenienza

Locana





 

Sistema

monoclino

Durezza

5 - 5,5

Densità

3,45

Sfaldatura

facile

Frattura

concoide

Colore

incolore (allocromatico)

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

da adamantina a resinosa





 
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c  •  Graffite

 

Costituito da solo carbonio come il diamante, questo minerale cristallizza in masse fogliacee nere, perfettamente sfaldabili: questa proprietà deriva dalla struttura cristallina, rappresentata da atomi di carbonio disposti a formare un reticolo esagonale a strati, con legami molto forti all'interno di ogni strato, ma deboli fra uno strato e l'altro, di colore nero. Rarissimi sono i cristalli ben formati, frequenti laminette di forma irregolare, molto appiattite, talvolta in masse micro Cristalline compatte.

Caratteri diagnostici

Inconfondibile per il colore (grigio scuro), la tenerezza e la sfaldabilità, la grafite si può anche riconoscere per la sua tipica proprietà di lasciare tracce sulla carta (grafite deriva dal greco grafein, "scrivere") È facilmente scalfibile anche con le unghie.

Origine

Ha in genere origine metamorfica, essendo il prodotto finale della carbonizzazione di sostanze organiche. Può anche avere genesi magmatica in quanto è stata rinvenuta in pegmatiti e in filoni idrotermali.

Giacimenti

Grandi depositi sfruttati industrialmente si trovano nello Sri Lanka, in Madagascar, in Russia, in numerose località degli Stati Uniti, In Canada, in Messico, nella Corea del Sud e in Germania (famosi giacimenti della Boemia). Bei cristalli di perfetta forma esagonale provengono dai marmi di Sterling Hill (New Jersey). In Italia masse sfruttabili industrialmente si trovano in Piemonte (Val Chisone e Val Bormida) e in Calabria (Sila). Altre località Italiane sono la Valsesia (Vercelli) e la Valle Strona (Verbania).

Usi

La grafite è usata per la produzione di mine da matita, di coloranti, di materiali refrattari e crogioli altofondenti, di elettrodi e di lubrificanti secchi per molti usi, tuttavia, si preferisce la grafite prodotta artificialmente che presenta un più alto grado di purezza.

Provenienza

Ribordone





 

Sistema

esagonale

Durezza

1 - 2

Densità

2,09 - 2,26

Sfaldatura

perfetta

Frattura

scagliosa

Colore

nero

Colore della polvere

grigio scuro

Lucentezza

submetallica





 
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c  •  Granati

 

I cristalli, frequentissimi, sono facilmente riconoscibili per le loro forme rombododecaedriche oppure icositetraedriche. Più rare sono le forme esclusivamente cubiche od ottaedriche, mentre molto interessanti sono quelle allungate, dovute a un particolare accrescimento del cristalli. La grossularia è un minerale duro e abbastanza pesante, non sfaldabile, fragile e dotato di frattura concoide; se pura, è limpida e incolore, ma può essere anche traslucida oppure opaca, biancastra giallognola, verdiccia o rosata, con lucentezza vitrea.

Caratteri diagnostici

È infusibile e insolubile, ai raggi X mostra una debole fluorescenza giallo-verdastra.

Origine

È un minerale caratteristico di formazioni metamorfiche di contatto.

Giacimenti e usi

Si rinviene in molte località Italiane tra le quali ricordiamo, in Lombardia, la Val Paghera e il Monte Costone in Valcamonica, in Trentino, la Val di Fassa e Canzoccoli, nel comune di Predazzo, in Toscana, a Casa Collina (Grosseto); nel Lazio, ad Anguillara Sabazia (Roma) e a Farnese (Viterbo), In Calabria, infine, nel vallone di Donna Angelica (Catanzaro). All'estero, si estrae nel Québec (Canada) e a Xalostoc (Messico) Nelle sue varietà limpide e colorate, la grossularia viene utilizzata in gioielleria come gemma di discreto pregio.

Varietà

Tra le molte varietà della grossularia vanno ricordate l'essonite, detta anche "pietra cannella" per il suo colore giallo-bruno, la succinite, dal caratteristico colore ambra, e la rosolite, dal colore rosato.

Provenienza

Val Prato Campiglia



 

Sistema

cubico

Durezza

6,5 - 7

Densità

3,59

Sfaldatura

assente

Frattura

concoide

Colore

incolore (allocromatico)

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

vitrea





 
Array

Fe3AI2(SiO4)3  •  Granati Almandini

 

I cristalli, in prevalenza traslucidi, sono solitamente arrotondati, hanno abito rombododecaedrico o icositetraedrico con frequente combinazione delle due forme, Il colore è rosso-violaceo o rosso-bruno, più raramente rosso aranciato e la lucentezza e vitrea o resinosa. L'almandino e il più duro tra tutti granati non sfalda, è mediamente fragile e ha frattura concoide.

Caratteri diagnostici

Talvolta può avere discrete proprietà magnetiche. Al suo interno l'almandinò può presentare anche delle inclusioni di aghi di rutilo responsabili del fenomeno dell'asterismo, che si manifesta come una stella di luce riflessa a quattro o sei braccia.

Origine

La sua formazione avviene prevalentemente in rocce metamorfiche scitose, in pegmatiti granitiche oppure in rocce basiche.

Giacimenti

Molto noti i giacimenti indiani e quelli dello Sri Lanka. Altre località di provenienza dell'almandino sono il Brasile, l'America Settentrionale e il Madagascar. Magnifici esemplari provengono dalle pegmatiti della Val Codera (Sondrio).

Provenienza

Pont Canavese



 

Sistema

cubico

Durezza

7 - 7,5

Densità

4,3

Sfaldatura

assente

Frattura

concoide

Colore

rosso violaceo, rosso bruno

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

da vitrea a resinosa





 
Array

Ca2(Fe, AL)AL2OOHSiO4Si2O7  •  Epidoti

 

Nota più comunemente anche con il nome di "epidoto" propriamente detto, la pistacite si presenta sia in cristalli prismatici, sia in aggregati bacillari talora fibrosi; caratteristici, poi, i geminati di due individui. Il minerale ha colore verde scuro, verde pistacchio, giallo-verdastro, la lucentezza è vitrea, la sfaldatura basale perfetta.

Caratteri diagnostici

È inattaccabile dagli acidi e fonde alla fiamma del cannello più facilmente della clinozoisite.

Origine

È un minerale di origine prevalentemente metamorfica; si forma nelle rocce calcaree di contatto e in quelle scistose, oppure in fessure all'interno di rocce femiche (anfiboliti, gabbri e cosi via). Può inoltre essere originato da processi di alterazione idrotermale dei plagioclasi calcici.

Giacimenti e usi

Stupendi campioni italiani di pistacite provenivano dalla Val d'Ala, dalla Val di Susa e da Traversella (Torino), nonch´ dalla Val Malenco (Sondrio). Ai nostri giorni, invece, i migliori esemplari giungono da Francia, Svizzera, Norvegia, Brasile e da diversi stati nord americani. Tuttavia, i campioni di maggior interesse gemmologico rimangono sempre quelli trovati a Knappenwald, in Austria.

Varietà

Pistacite

Provenienza

Valprato - Campiglia



 

Sistema

cubico

Durezza

7 - 7,5

Densità

4,3

Sfaldatura

assente

Frattura

concoide

Colore

rosso violaceo, rosso bruno

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

da vitrea a resinosa





 
Array

CaAl2Si2O7(OH)2(H2O)   •  Glaucofane

Na2Mg3AL2(OH, F)2(Si4O11)2  •  Lawsonite

 

• GLAUCOFANE

Cristallizza in forma di cristalli con abito prismatico allungato e mal terminato alle estremità, oppure in aggregati bacillari fibrosi e anche in fibre. Il glaucofane ha colore grigio-azzurrognolo, blu lavanda o azzurro-nerastro, lucentezza vitrea talora madreperlacea.

Caratteri diagnostici

Il glaucofane è facilmente fusibile al cannello e difficilmente solubile negli acidi.

Origine

Si trova negli scisti cristallini associato a minerali come la giadeite, la lawsonite e la pumpellyte.

Giacimenti

Si rinviene a Zermatt (Svizzera), a Coast Range (California) e in Valle D'Aosta, presso Saint-Marcel.

Serie del glaucofane

Comprende la riebeckite, la richterite, l'eckermanite, la catoforite

Provenienza

Frassinetto



• LAWSONITE

Si presenta in cristalli tabulari o prismatici, frequentemente geminati polisinteticamente,incolori o grigi e anche grigio-azzurrognoli, con lucentezza vitrea e durezza piuttosto elevata.

Caratteri diagnostici

Fonde con facilità al cannello ed è inattaccabile dall'acido cloridico.

Origine

Come minerale secondario è frequente nelle rocce gabbriche e diabasiche metamorfosate. È stato notato pure in alcuni gneiss e scisti calcarei.

Giacimenti

Si trova nelle rocce della penisola di Tiburon, nella Baia di San Francisco, in California, e negli scisti di alcune località della Francia, della Corsica e della Nuova Caledonia.
In Italia compare nelle rocce diabasiche metamorfosate delle valli piemontesi del Chisone, del Maira e del Grana. È presente anche nelle rocce metamorfiche della Gorgona, dell'Isola del Giglio, della Calabria, della Basilicata e di molte altre località.

Provenienza

Frassinetto





 

Sistema

monoclino

Durezza

6

Densità

3-3,3

Sfaldatura

perfetta

Frattura

Colore

da grigio a nero bluastro

Colore della polvere

Lucentezza

vitrea





 
Array

(Mg, Cr)<3(OH)2ALSi3O10Mg3(OH)6  •  Kämmererite

 

La kämmererite cristallizza in forma di lamelle pseudoesagonali di colore rossastro, roseo-violaceo o anche verde-bluastro.

Origine

È una clorite cromifera che si forma durante l'alterazione di rocce oliviniche, ricche di cromo, in serpentino.

Giacimenti

In Italia è frequente nella cherzolite (roccia peridotitica olivinicopirossenica) di Locana in Piemonte, nelle serpentine di Franscia in Val Malenco e nelle rocce di alcune località della Valle d'Aosta. All'estero si trova a Kraubath in Stiria, a Miass negli Urali, nella provincia turca di Erzincan e in diverse zone degli Stati Uniti.

Provenienza

Locana





 

Sistema

monoclino

Durezza

2-2,5

Densità

2,6

Sfaldatura

perfetta

Frattura

Colore

da rossastro a verde-bluastro

Colore della polvere

incolore

Lucentezza

vitrea





 
Array

TiO2  •  Rutilo

 

A volte diffuso in grandi depositi alluvionali, il rutilo ha normalmente colore rosso, giallo oro o bruno; le varietà ferrifere però sono nere (nigrina), mentre quelle contenenti niobio e tantalio presentano una tinta per lo più grigio-nerastra. cristallizza in individui prismatici, tozzi o allungati, con striature verticali, o più raramente in cristalli piramidali. Frequenti sono i geminati, specie nella caratteristica forma "a ginocchio". Quando è incluso nel quarzo, tuttavia, si presenta in lunghi e sottilissimi aghi, simili a capelli, rettilinei o più spesso ricurvi, di un colore variabile dal bruno-rossiccio al giallo e dalla lunghezza che talvolta supera i 2-3 cm.

Caratteri diagnostici

Di rado trasparente e dotato di una viva lucentezza adamantina, in genere è opaco o traslucido. Duro e pesante, facilmente sfaldabile e fragile, è infusibile e inattaccabile dagli acidi. Facilmente riconoscibile all'analisi chimica. Si distingue dalla brookite e dall'ottaedrite per la tipica forma dei cristalli.

Origine

Oltre che come accessorio di rocce intrusive (graniti, sieniti, dioriti) e metamorfiche (gneiss, micascisti), il rutilo si rinviene ben cristallizzato in fessure alpine, dolomie e calcari cristallini, ma soprattutto è diffuso nelle sabbie derivate dalla disgregazione delle rocce madri.

Provenienza

Locana





 

Sistema

tetragonale

Durezza

6

Densità

4,3

Sfaldatura

perfetta

Frattura

concoide

Colore

rosso, giallo-bruno

Colore della polvere

bruno

Lucentezza

metallica, adamantina





 
Array

Ca2(Fe, AL)AL2OOHSiO4Si2O7  •  Epidoti

 

Nota più comunemente anche con Il nome di "epidoto" propriamente detto, la pistacite si presenta sia in cristalli prismatici, sia in aggregati bacillari talora fibrosi; caratteristici, poi, i geminati di due individui. Il minerale ha colore verde scuro, verde pistacchio, giallo-verdastro, la lucentezza è vitrea, la sfaldatura basale perfetta.

Caratteri diagnostici

È inattaccabile dagli acidi e fonde alla fiamma del cannello più facilmente della clinozoisite.

Origine

È un minerale di origine prevalentemente metamorfica; si forma nelle rocce calcaree di contatto e in quelle scistose, oppure in fessure all'interno di rocce femiche (anfiboliti, gabbri e così via). Può inoltre essere originato da processi di alterazione idrotermale dei plagioclasi calcici.

Giacimenti e usi

Stupendi campioni italiani di pistacite provenivano dalla Val d'Ala, dalla Val di Susa e da Traversella (Torino), nonché dalla Val Malenco (Sondrio). Ai nostri giorni, invece, i migliori esemplari giungono da Francia, Svizzera, Norvegia, Brasile e da diversi stati nordamericani. Tuttavia, i campioni di maggior interesse gemmologico rimangono sempre quelli trovati a Knappenwald, in Austria.

Varietà

Pistacite

Provenienza

Locana





 

Sistema

monoclino

Durezza

6 - 7

Densità

3,35 - 3,38

Sfaldatura

perfetta

Frattura

concoide irregolare

Colore

verde

Colore della polvere

grigio

Lucentezza

vitrea





 
Array

FeCO3  •  Siderite

 

La siderite cristallizza nel sistema trigonale: i cristalli sono però poco frequenti e per lo più si presentano come semplici romboedri con le facce talvolta incurvate; raramente si hanno individui prismatici o scalenoedrici. Assai più comuni sono invece le masse spatiche, concrezionate, granulari, oppure gli aggregati globulari e botrioidali. Il colore degli esemplari varia dal giallo pallido al bruno, fino al nerastro nelle varietà riccamente manganesifere. La siderite è traslucida o trasparente, con lucentezza vitrea oppure perlacea; inoltre è abbastanza dura e pesante, facilmente sfaldabile in romboedri; fragile, ha frattura concoide o indistinta.

Caratteri diagnostici

Il minerale è solubile solo in acido cloridrico a caldo, con vivace effervescenza: ciò lo distingue dalla calcite brunastra che, al contrario, è facilmente solubile anche negli acidi diluiti e freddi.

Origine

La siderite è una specie comune, rinvenibile in diversi ambienti: forma, ad esempio, depositi anche cospicui e sfruttabili industrialmente, ma si può trovare pure in filoni metalliferi idrotermali di medio-bassa temperatura, oltre che in alcuni tipi di rocce metamorfiche e magmatiche.

Giacimenti

Importanti giacimenti, soprattutto in passato, erano quelli del Bergamasco e quelli del Bresciano. Belle cristallizzazioni provenivano anche dalle miniere di Brosso e di Traversella, nel Canavese (Torino), dalla miniera del Frigido (Massa-Carrara) e da alcune miniere sarde, specialmente nella Nurra (Sassari). Fra le località estere celebri per i loro depositi di siderite ricordiamo Panasqueira (Portogallo), Eisenerz, in Stiria, e Hüttenberg, in Carinzia (Austria); Pribram, in Boemia; Müaut;sen presso Siegen, in Vestfalia (Germania); Tavistock, nel Devonshire e Camborne Redruth, in Cornovaglia (Gran Bretagna). Famose sono anche le belle masse spatiche rinvenute nella criolite di Ivigtut, in Groenlandia, e gli splendidi cristalli del Mont Saint-Hilaire, nel Québec, in Canada.

Usi

La siderite è un minerale assai pregiato per l'industria siderurgica, nella quale viene largamente sfruttato per ottenere l'acciaio.

Provenienza

Colle della Piccola (Ceresole)





 

Sistema

trigonale

Durezza

4-4,5

Densità

3,7-3,9

Sfaldatura

perfetta

Frattura

concoide o indistinta

Colore

da giallo chiaro a nero

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

vitrea, perlace





 
Array

AlPO42H2O  •  Variscite

 

Sono i termini estremi di una serie isomorfa appartenente al sistema rombico. La strengite si presenta in cristalli di forma variabile, pseudoottaedrici, tabulari, prismatici; oppure forma aggregati sferoidali fibroso-raggiati di color rosso carminio o viola. Il corrispondente monoclino della strengite è la clinostrengite che si rinviene in cristallini tabulari color rosso pesca o violacei, ma anche in masserelle o incrostazioni terrose rosso-rosa. La variscite forma cristalli ottaedrici, ma più comunemente si presenta in masse, vene o noduli. Il colore varia dal verde pallido al verde smeraldo.

Caratteri diagnostici

Solubili negli acidi, se riscaldati in precedenza. Strengite e variscite sono, inoltre, infusibili.

Origine

La strengite è presente in fessure e cavità di rocce sedimentarie (specie se contengono minerali di ferro); può generarsi per alterazione di fosfati nelle pegmatiti o nel cappellaccio dei giacimenti metalliferi. La variscite è presente in vene e fessure di scisti silicei e di quarziti.

Giacimenti e usi

La strengite è segnalata nella Grube Eleonora in Turingia, nelle pegmatiti di Hagendorf in Baviera, di Mangualde in Portogallo, della Rockbridge County in Virginia, di Palermo nel New Hampshire. La clinostrengite è segnalata in Baviera, nel New Hampshire e in Colombia; in Italia è stata descritta nella miniera di San Giovanneddu in Sardegna, associata ad anglesite violetta. La variscite è nota in diverse località (Sassonia, Austria e Boemia), ma soprattutto nel celebre giacimento di Fairfield nello Utah (Usa). In Italia è stata segnalata presso Villaputzu nel Sarrabus, in Sardegna. Lisciata e lucidata, la variscite è utilizzata come materiale ornamentale che ricorda la turchese.

Provenienza

Ronco Canavese





 

Sistema

rombico

Durezza

4-5

Densità

2,52

Sfaldatura

perfetta

Frattura

concoide, fragile

Colore

verde

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

vitrea, ceroide





 
Array

Ca2(Mg, Fe)5(OH, F)2  •  Actinolite

 

Si presenta in lunghi cristalli con abito prismatico oppure in aggregati colonnari, talora fibrosi, nel qual caso costituisce il cosiddetto amianto di anfibolo. L'actinolite ha colore verde di vario tono, lucentezza vitrea, o sericea se in aggregati fibrosi.

Caratteri diagnostici

Al cannello fonde e negli acidi è quasi insolubile. Può alterarsi, ma raramente, in serpentino.

Origine

L'actinolite è un minerale molto diffuso in natura. Si trova, molto frequentemente, in diverse rocce scistoso-cristalline e anche, ma più raramente, in rocce eruttive di tipo gabbrico e diabasico.

Giacimenti e usi

In Italia il minerale si trova in limpidi cristalli azzurrognoli, nelle masse talcose della Val Germanasca in Piemonte. L'amianto di anfibolo è un ottimo isolante acustico e termico.

Serie dell'actinolite

Comprende, oltre alla tremolite, la ferroactinolite, che rappresenta il termine estremo ferrifero. Con il nome di smaragdite viene indicata la varietà feltrata di colore verde smeraldo; un'altra varietà di actinolite è la nefrite, o giada di anfibolo.

Provenienza

Pianprato



 

Sistema

monoclino

Durezza

5,5-6

Densità

2,9-3,3

Sfaldatura

perfetta

Frattura

scheggiosa, irregolare, fragile

Colore

verde

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

vitrea, sericea





 
Array

Mg6(OH)8Si4O10  •  Amianto di Serpentino

 

I minerali di questa famiglia sono simili, per composizione e per proprietà ottiche, alle cloriti, ma se ne differenziano per la struttura cristallina. Di questo minerale si distinguono in particolare due varietà, l'antigorite e il crisotilo. L'antigorite si presenta in lamelle irregolari, verdastre, verdi-bluastre o bianche con lucentezza madreperlacea o resinosa, riunite in aggregati scagliosi più o meno compatti. Il crisotilo si presenta in aggregati di colore giallastro, verde-grigiastro o bianco, formati da fibre flessibili più o meno grossolane, dotate di lucentezza sericea. Quando queste fibre sono allungate in soffici fili biancastri, sottili e morbidissimi, si ha l'asbesto o amianto di serpentino.

Caratteri diagnostici

L'antigorite è attaccabile dagli acidi. Esposta alla fiamma del cannello, fonde con difficoltà sugli orli. Dall'acido cloridrico il crisotilo è decomposto con separazione di silice non gelatinosa.

Origine

L'antigorite è molto diffusa e abbondante in natura. Come componente essenziale si trova nelle serpentine, che sono rocce metamorfiche ultrabasiche, derivate dall'alterazione di rocce peridotitiche. Il crisotilo si trova associato con l'antigorite nelle serpentine, di cui riempie le litoclasi, formando un fitto intreccio di fibre (talora dello spessore di parecchi centimetri) disposte parallelamente, oppure perpendicolarmente od obliquamente alle pareti delle litoclasi stesse.

Giacimenti e usi

Località classica dell'antigorite è la Valle Antigorio (Ossola). I più grandi giacimenti di crisotilo sono quelli contenuti nelle rocce serpentinose di età paleozoica della provincia di Ouébec nel Canada. Giacimenti di minore importanza vengono sfruttati anche negli Stati Uniti, in Russia, nello Zimbabwe e nell'isola di Cipro. In Italia il crisotilo è presente in numerose località alpine, ma soltanto in alcune vi sono giacimenti sfruttabili su scala industriale.

Varietà

In alcuni depositi ferriferi di origine sedimentaria si rinviene la berthierite, varietà di serpentino contenente ferro, sia bivalente che trivalente, in sostituzione di parte del magnesio.

Provenienza

Locana





 

Sistema

monoclino

Durezza

2,5-4

Densità

2,5-2,6

Sfaldatura

indistina

Frattura

concoide

Colore

incolore (allocromatico)

Colore della polvere

bianco

Lucentezza

da grassa a sericea





 
Array

CaTiO3  •  Perovskite

 

I cristalli, quasi sempre ben formati, hanno una nettissima simmetria pseudocubica: si presentano in semplici forme di aspetto chiaramente cubico od ottaedrico, a volte molto distorte. I cristalli cubici sono striati parallelamente agli spigoli. Rara invece la forma massiva o granulare.

Caratteri diagnostici

È un minerale duro, pesante, sfaldabile solo molto imperfettamente secondo le facce del cubo, fragile e dotato di una frattura da subconcoide a indistinta.

Origine

Si trova come accessorio in alcune rocce eruttive e metamorfiche (serpentine, cloritoscisti, talcoscisti), in granatiti e rodingiti, o in marmi di contatto. Tra le varietà si ricordano la di sanalite, ricca di niobio, e la knopite, contenente cerio.

Giacimenti

Splendidi cristalli sono stati scoperti in Piemonte, Valle d'Aosta e soprattutto in alcune zone della Val Malenco (Sondrio). Microcristalli limpidi, prevalentemente ottaedrici, di colore giallo, sono stati rinvenuti in un giacimento di contatto a Pornaro (Vicenza). All'estero bei campioni di questo minerale si trovano a Oka, nel Ouébec (Canada), località in cui è veramente abbondante. Valore esclusivamente collezionistico.

Provenienza

Locana





 

Sistema

rombico

Durezza

5,5

Densità

4

Sfaldatura

difficile

Frattura

da subconcoide a indistinta

Colore

da giallo a nero

Colore della polvere

da giallo a grigio chiaro

Lucentezza

da adamantina a submetallica





 
Array

FeAL2(OH)2OSiO4  •  Clorite con Calcoprite

 

Si presenta in cristalli lamellari pseudoesagonali, con una perfetta sfaldatura in lamelle fragili, né pieghevoli né elastiche. Più generalmente, tuttavia, si trova in aggregati compatti scagliosi, fascicolati, di colore variabile dal verdastro al grigio scuro: traslucido, ha lucentezza vitrea, madreperlacea sulle superfici di sfaldatura.

Caratteri diagnostici

È solubile in acido solforico e infusibile, o quasi, alla fiamma del cannello.

Origine

È reperibile soltanto in rocce metamorfiche di basso grado, ricche di alluminio, ferro ed eventualmente manganese, nelle quali si rinviene assai spesso associato a granato, muscovite, clorite, cianite e staurolite.

Giacimenti

Tra le numerose località di provenienza ricordiamo gli Urali, Smirne (Turchia), l'arcipelago delle Svalbard (Norvegia), oltre a varie zone degli Stati Uniti (per esempio il Rhode Island), Canada, Uganda, Australia e Scozia. In Italia il cloritoide è frequente nelle Alpi Occidentali; in particolare, la varietà manganesifera è nota a SaintMarcel (Aosta) e a Biella; si trova inoltre a Zermatt (Svizzera) e a Pragraten (Austria).

Provenienza

Locana





 

Sistema

monoclino o triclino

Durezza

6,5

Densità

3,56-3,61

Sfaldatura

perfetta

Frattura

scagliosa

Colore

verdastro, grigio scuro

Colore della polvere

verde chiaro

Lucentezza

da vitrea a madreperlacea





 




I movimenti della terra

Orogenesi
La compressione delle placche provoca
la formazione di catene montuose
Margini convergenti
Le due zolle si scontrano
e una viene spinta sotto l'altra,
andando a fondersi tra di loro.
Nell'area di scontro
(zona di subduzione)
possono scatenarsi
violentissimi terremoti
Italia sismica
 
terremoto
 
Margini divergenti
Le due placche si allontanano
e dal sottosuolo emerge il
magma che forma la nuova crosta
 terremoto
 
Il magma nel mantello
Si pensa che i movimenti delle placche tettoniche siano provocati da correnti convettive interne al mantello
 
Rift valley
 
Fondo sottomarino
Molti confini di faglia viaggiano sotto gli oceani: da queste fenditure fuoriesce magma che crea nuova crosta terrestre e isole vulcaniche, e alimenta vulcani sottomarini.
 
 
Faglie transformi
Sono zone di fratture di dimensioni limitate, comprese tra due segmenti di una dorsale. Le due faglie slittano spostandosi lateralmente provocando terremoti.
 
 terremoto

In viaggio nel tempo



Cerchiamo ora di raccontare cosa è successo nell'arco di più di 200 milioni di anni nella regione dove oggi si trovano le Alpi. Immaginiamo di osservare l'area del Mediterraneo dal satellite, di muoverci velocemente nel tempo e di soffermarci nei periodi più significativi.
Assisteremo a dei cambiamenti che vanno molto al di là della nostra percezione sensoriale del tempo e delle cose, mutamenti che peraltro si sono susseguiti in un enorme lasso di tempo, quasi impercettibili se osservati nell'arco di una vita umana.
La nascita di una catena montuosa, con la scomparsa di un mare e l'innalzarsi di enormi masse di roccia, è un fenomeno tanto impressionante e gigantesco quanto, lento, molto lento, nulla di paragonabile a una frana o all'emersione di un'isola vulcanica dal mare; durante la nascita delle Alpi l'ambiente ha subito una serie di impercettibili cambiamenti che ancora oggi si susseguono in Italia, in Europa e nel mondo senza che noi ce ne rendiamo conto.

Il trovare delle montagne alte diverse migliaia di metri là dove un tempo si apriva un mare tropicale ci risulta a dir poco stupefacente e ci lascia allibiti perché noi ragioniamo secondo il nostro tempo, un po' come quando pensiamo alla costruzione delle grandi piramidi dell'Egitto, opere che hanno richiesto lo scavo, il trasporto e la collocazione di migliaia di giganteschi cubi di pietra.
Occorre quindi cercare di entrare per un attimo in una diversa concezione temporale, proprio come quando cambiamo la nostra percezione dello spazio per osservare il cielo stellato o una cellula al microscopio. Potremo arrivare a vedere il paesaggio che ci circonda, le rocce delle montagne o le acque del mare, come un qualcosa di vivo e di mutevole, ma solo se acceleriamo nella nostra mente il tempo, un po' come quando mandiamo a velocità doppia il nostro videoregistratore.
 
 

Il Paleozoico (250 milioni di anni)


 
Durante il Paleozoico, i continenti erano raggruppati in un unico supercontinente, chiamato Pangea, circondato da un grande oceano, denominato Pantalassa.
L'Italia, e quindi il Canavese, facevano parte delle terre emerse.


250 milioni di anni fa, inizio del Mesozoico - Dall'alto si vede un'enorme massa continentale quasi piatta, o almeno senza evidenti rilievi. È il risultato dell'azione erosiva dell'acqua e del vento che nel giro di 50 milioni di anni hanno letteralmente «piallato» l'antica catena montuosa Ercinica, tanto da mettere a nudo alcuni blocchi di rocce cristalline che ne costituivano il nucleo più profondo. Per il resto la superficie è occupata dai detriti della vecchia catena smantellata e da una coltre di rocce vulcaniche. Non è raro infatti osservare delle violente eruzioni.


Mesozoico-Triassico (220 milioni di anni)



Mesozoico-Triassico

 
Il Pangea comincia a separarsi in due subcontinenti; tra i due si genera un oceano denominato Tetide.
Il rettangolo indica la posizione approssimativa dell'Italia che, in questo momento, si trova al margine tra i due continenti.


220 milioni di anni fa, Trias - L'area continentale è sprofondata per buona parte, soprattutto sul settore orientale, e un mare poco profondo ne ricopre gran parte. Le acque pullulano di ogni forma di vita e alghe e coralli formano grandiose scogliere che anno dopo anno accumulano grandi masse di sedimenti, che formeranno gran parte delle rocce calcaree alpine. Anche i corsi d'acqua che attraversano le zone continentali portano al mare detriti di ogni genere che si accumulano sul fondo.


Mesozoico-Giurassico (170 milioni di anni)


 
Il risultato di questi moti divergenti è la formazione di Laurasia (a nord) e Gondwana a sud.
Tra le due zolle prosegue l'espansione del bacino oceanico (Tetide) grazie alla risalita di magma astenosferico. Le rocce basiche ed ultrabasiche che si formano costituiscono la "crosta oceanica".
Contemporaneamente il Gondwana si separa in due subcontinenti. Il Subcontinente indiano e l'Australia cominciano una lenta deriva verso est.



Africa-Europa



170 milioni di anni fa, Giurese - Il Mare della Tetide è andato man mano approfondendosi con l'accumulo di sempre maggiori sedimenti e si è trasformato in un vero e proprio oceano, riconoscibile dalla comparsa di crosta oceanica nell'area centrale. La Tetide, disposta grosso modo in direzione est-ovest, è quindi attraversata da una vera e propria dorsale oceanica, con la fuoriuscita di materiale lavico basaltico e la divisione di due differenti placche - la Paleoafrica a meridione e la Paleoeuropa a settentrione - che lentamente si allontanano l'una dall'altra.

Moti convergenti che generano la catena Alpino-Himalayana
(130-80 milioni di anni)


 
Con lo sviluppo dell'Oceano Atlantico, si genera la separazione della Laurasia in Nordamerica ed Eurasia e del Gondwana in Africa, India, Australia, Sudamerica) ed Antartide.
Si genera quindi un'inversione della direzione di deriva di Africa ed Eurasia e la conseguente chiusura della Tetide e di tutti i sedimenti che vi erano accumulati.


130 milioni di anni fa, inizio del Cretacico - Le due placche Paleoafrica e Paleoeuropa, forse a causa di movimenti di rotazione dovuti anche al formarsi dell'Oceano Atlantico tra il Portogallo e il continente americano, hanno smesso di allontanarsi e hanno iniziato l'avvicinamento. È iniziata la prima fase dell'orogenesi alpina (fase eo-alpina, 130-70 milioni di anni fa).


80 milioni di anni fa, Cretacico - La crosta oceanica, che occupava la zona più profonda della Tetide, si è spostata verso sud e ha iniziato a scorrere sotto il blocco africano. Tutti i sedimenti che si erano accumulati nella Tetide, insieme alle pietre verdi originatesi dalla fuoriuscita della lava dalla dorsale, cominciano a deformarsi per le enormi spinte tangenziali ricevute. Quelle più in profondità subiscono poi grandi modificazioni anche strutturali dovute alle forti temperature e pressioni. Già in questa prima fase si assiste all'emersione e al sollevamento dei primi rilievi della catena alpina.


Situazione attuale (40-30 milioni di anni fa ad oggi)


 
La deriva verso nord della placca africana e del Subcontinente indiano ha generato la catena Alpino-Himalayana. I movimenti distensivi legati alla formazione degli oceani continuano.
I prossimi milioni di anni vedranno, salvo inversioni di tendenza, la separazione, lungo la Linea dei Grandi Laghi, del continente africano.


40 milioni di anni fa, Eocene - Dopo un periodo di relativa tranquillità si assiste alla fase più attiva dell'orogenesi alpina (fase meso-alpina). La subduzione del continente europeo sotto quello africano porta le grandi masse di sedimenti accumulatesi nelle acque del mare a innalzarsi e a piegarsi verso nord e verso ovest in giganteschi ricoprimenti che si sovrappongono alle rocce preesistenti sul continente europeo. Per rendere meglio l'idea si può pensare alle pagine di un libro che vengono piegate e rovesciate sul lato opposto in modo da sovrapporsi alle altre.


30 milioni di anni fa Oligocene - Un altro periodo di relativa stasi ha interessato la regione alpina. Durante questi milioni di anni un'intensa attività di erosione ha accumulato grandi masse di detriti fuori dalla catena montuosa, sul versante europeo in particolare, formando la cosiddetta Molassa. Sempre in questo periodo sono emersi e si sono insinuati tra le falde di ricoprimento alcuni grossi blocchi magmatici (plutoni) come l'Adamello e il Masino-Bregaglia. Ora si assiste alla terza e ultima fase dell'orogenesi alpina (fase neo-alpina), con deboli effetti di metamorfismo e ancora notevoli spinte tangenziali.
La storia successiva delle Alpi è rappresentata dall'intensa attività di erosione del ghiaccio e dell'acqua, con la frammentazione e la creazione delle fantastiche guglie che oggi tutti noi possiamo osservare, erosione che contrasta con il sollevamento che è ancora in atto alla velocità media di circa l millimetro all'anno.


Placca europea

Ritorno alle origini. La storia dell'orogenesi alpina va dunque ambientata nel Mare della Tetide, precisamente tra i due blocchi continentali Euro-asiatico e Africano. Il corrugamento alpino ha interessato le rocce appena deposte, per lo più sul fondale marino, piegando e trasportando grandi masse rocciose anche per considerevoli distanze. Nel sollevamento sono state poi coinvolte anche le rocce del fondale, originatesi per la fuoriuscita di magma dalla dorsale oceanica (ofioliti), e in piccola parte le rocce continentali. In base all'origine delle rocce, o meglio al luogo della loro formazione (placca Africana, crosta oceanica, placca Euro-asiatica), è possibile dividere la catena alpina attuale in alcune regioni paleogeografiche, stabilire in pratica l'«albero genealogico» di una particolare formazione rocciosa o di un'area. Le Alpi sono infatti costituite da quattro unità strutturali (aree con particolari caratteristiche geologiche) in rapporto fra loro in conseguenza dei processi orogenetici. Le caratteristiche di ciascuna area riportano a un ambiente di formazione particolare, con la ricostruzione della situazione paleogeografica verso la metà del Mesozoico (in pratica la carta geografica dell'epoca). Non è difficile riconoscere il dominio Elvetico (o Delfinese) che rappresenta la placca Europea, il dominio Sudalpino (o delle Alpi Meridionali) che configura la placca Africana, e il dominio Pennidico che, in mezzo agli altri due, rappresenta la Tetide. Gran parte del materiale I delle Alpi Meridionali ha ricoperto la coltre pennidica a causa dei successivi ripiegamenti.


Schema riassuntivo




Mesozoico-Triassico


Panoramica del Canavese



Usa il mouse per trascinare l'immagine a destra e a sinistra


Erosione alpina




 
Ricostruzione paleogeografica del Canavese nel Pliocene (la posizione dei principali abitati attualmente esistenti consente di visualizzare l'ordine di grandezza dei fenomeni).



figura 2

freccia giu


 

Il Canavese alla fine del Pliocene.



figura 3

freccia giu

 

Il Canavese all'inizio del Pleistocene inferiore.


figura 4

freccia giu

 

Il Canavese durante il Pleistocene medio (pulsazione glaciale "rissiana").

 

Il Canavese durante il Pleistocene medio-superiore (interglaciale "Riss-Würm").



figura 6

freccia giu

 

Il Canavese durante l'ultima fase di espansione glaciale nel Pleistocene superiore (pulsazione glaciale "würmiana").



figura 7

freccia giu

 

Il Canavese durante la fase di ritiro del ghiacciaio "würmiano" nel Pleistocene superiore.



figura 8

freccia giu

 

Il Canavese oggi.





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